Dal 1° luglio 2026 cambiano le regole. Te lo spiego in parole semplici, in 3 minuti.
Il TFR (o "liquidazione") è una parte del tuo stipendio che non ti viene pagata ogni mese. Viene messa da parte e te la danno quando lasci il lavoro.
Sono soldi tuoi. Ogni anno ne accantoni circa uno stipendio diviso 13,5.
La domanda è una sola: dove li fai stare mentre aspetti?
Prima avevi 6 mesi per decidere e, se non dicevi niente, ci finiva solo il TFR. Adesso l'iscrizione parte dal primo giorno di lavoro e hai 60 giorni per cambiare idea.
Ma la cosa importante è un'altra: non entra solo il TFR. Entra anche il contributo che ci mette il tuo datore di lavoro e quello previsto dal tuo contratto. Prima moltissimi lavoratori si perdevano quei soldi senza saperlo.
Il limite è salito da 5.164 € a 5.300 €. Vuol dire che quello che versi di tasca tua abbassa il reddito su cui paghi le tasse: ogni anno ti torna indietro una parte.
Prima il massimo era il 50%. Ora fino al 60% subito in un'unica soluzione, il resto come rendita mensile che si aggiunge alla pensione INPS. E ci sono nuove formule più flessibili.
Se lasci il TFR in azienda, molte più imprese sono ora obbligate a versarlo al Fondo Tesoreria INPS: nel 2026-2027 quelle con almeno 60 dipendenti, dal 2028 con almeno 50, dal 2032 con almeno 40.
Tradotto: una volta che il TFR è finito lì, non lo puoi più spostare nel fondo pensione. Chi aspetta, perde l'occasione.
Nessuno ci spiega mai queste cose. Per questo organizzo un incontro online gratuito di 30 minuti, senza tecnicismi, dove:
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